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25
GENNAIO
IL PROGETTO THE TALKING VILLAGE - STORIE - STORIE DEL WEB
Quello che le presentazioni ufficiali non dicono: il lato oscuro della rete e del social media marketing
Visualizzata 393 volte Dall’attualità e dalla cronaca becera che muove l’opinione delle masse, fino alla più limitata conversazione tra pochi noti, la Rete riproduce, accelera, amplifica e rende - crudemente - visibili gli stessi atteggiamenti e le stesse dinamiche di fondo delle aggregazioni di persone in ogni campo: i processi sommari senza competenze specifiche, la sindrome da 50 milioni di CT della nazionale, i processi alle intenzioni, la chiamata alla rivoluzione prima di capire chi e cosa c’è veramente dietro alcuni fatti, il branco che velocemente si aggrega e si scioglie, la bufala sul prodotto velenoso che continua a circolare per anni, le alleanze e le antipatie tra le righe di un commento e di un like a un commento, le mode, i vezzi linguistici adolescenziali, la gara alla battuta più velenosa su Twitter anche se ci sono stati dei morti anzi soprattutto quando ci sono stati, perché fa più audience, e così via per una china piuttosto disgustosa. Ultimamente mi sono ritrovata a pormi io stessa la fatidica domanda che la persona d'azienda media mi ha posto in questi ultimi anni: “ma perché c’è tanta gente in giro con tanto tempo da perdere?”. Da un lato è un sintomo preoccupante per un’evangelist dei social, dall’altro è forse un benefico segnale di sanità mentale.
Qui in TTV ne abbiamo un po' esperienza, perché abbiamo scelto un certo tipo di posizionamento, piuttosto unico. Eccolo:

Per prima cosa, c’è spesso una mancanza di chiarezza e una diffusa incapacità di formulare in modo chiaro gli obiettivi e le strategie. Cerchiamo solo di fare le domande giuste, tipo: cosa vogliamo dire? A chi? Perché? Come? Se vi sembrano il minimo da cui partire avete ragione, ma qualunque lavoro facciate chiedetevi quanto è raro che qualcuno venga da voi con le idee chiare su cosa vuole e quanto valore ha chi lo aiuta a chiarirsele.
Dall’idea all’esecuzione
Quando poi l’obiettivo è chiaro, la strategia è decisa ed è nata un’idea creativa che li porti in vita, entra in gioco un fattore determinante, l’esecuzione. Quella cosa per cui un’idea può completamente perdersi e diluirsi in poche semplici e rapide mosse. Quella differenza che c’è tra chi parla e chi FA, e tra chi fa con approssimazione, fretta e incompetenza e chi fa ascoltando e capendo davvero, disponendosi a imparare quello di cui non ha competenza e a dare delega a chi ce l’ha. E anche quella cosa per cui, se l’idea è buona e l’esecuzione no, non bisogna ascoltare chi dice che hai fallito ma bisogna perseverare, perseverare, perseverare.
Pratiche diverse
E arriviamo a una bella notizia, perché il primo grande progetto a cui abbiamo lavorato nel 2010 si è aggiudicato dei riconoscimenti prestigiosi. Si tratta di questo progetto, che è già un caso di scuola e oggetto di tesi di laurea. Come abbiamo collaborato? Raccomandando dieci blog “apripista” dell’iniziativa, invitandoli grazie a una conoscenza diretta, e discutendo con loro le meccaniche con cui realizzare il tutto, cosa piuttosto unconventional dal momento che queste di solito sono “date”, calate dall’alto, e i social media marketer attivano poi la gente con tecniche varie, di cui dicevamo. Com’è andata? Lo abbiamo pubblicato tempo fa in questa scheda nell'area case history di TTV. Cosa abbiamo imparato? Eccovi un elenco un po' meno politically correct. Anche se il mercato misura tutto in numeri, spero che interessi chi pensa che questo lavoro sia nuovo, entusiasmante e appassionante, chi per esempio legge la missione di TTV e ci manda subito il cv.
(e inoltre)
Non esiste una sola brillante verità sul social media marketing e le sue ricette del successo, così come sul marketing in generale, così come non esiste una verità su qualsiasi attività professionale. C’è di tutto. E c’è sempre un lato oscuro da cui imparare.





Altro che web 2.0: siamo nel solito, vecchio Internet con i soliti, vecchi flames, che a loro volta non sono che riproduzioni delle solite, vecchie, detestate dinamiche di interazione tra persone. Questo ho pensato qualche giorno fa, leggendo un post (con relativi commenti) ripieno di veleno gratuito; questo mi aveva spinto, tra le altre cose, a chiudere il mio blog, certa che il tempo perso (sì, perso) a contrastare certe punzecchiature gratuite potesse essere meglio impiegato; e questo mi conferma oggi la lettura del tuo post. Vuol dire che bisogna rinunciare a un progetto, inteso in senso ampio, come quello di TTV? Probabilmente no: forse vuol dire che bisogna studiare attentamente (più attentamente, nel mio caso) le modalità di interazione, selezionare attentamente (più attentamente, sempre nel mio caso) le persone con cui avere a che fare, e sapere quando è il momento di lasciare le piccolezze e le punzecchiature a loro stesse. Dal canto mio, quando comincio a sentire puzza di atteggiamenti come quelli che hai descritto, rialzo e scuoto la testa alla ricerca di aria pulita. Ma questo, appunto, non è più il web 2.0 né il marketing della conversazione, è la vita. E io spero che la tua, malgrado tutto questo, sia e resti buona.
Rispondi al commentoPaola
Grazie per l'augurio Paola :)
Rispondi al commentofacendo una distinzione, direi che il tuo commento rappresenta il punto di vista personale, il mio post (se possibile/comprensibile) quello progettuale: cioè, anche i progetti social pluripremiati non sono immuni da tutto questo, essendo basati proprio sulle persone.
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