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27
OTTOBRE
COMUNICAZIONE - TRENDS
Storytelling e bambini
Visualizzata 16795 volte Uno dei capitoli di "The Tipping Point" più ricco di spunti interessanti è quello sui programmi televisivi per bambini e sui fattori che ne determinano il successo (inteso come capacità di trattenere l'attenzione e di passare dei concetti in modo che vengano ricordati).
Ho trovato che sia una case history molto azzeccata per sviluppare un'idea propositiva di "Storytelling".
Ma cosa vuol dire storytelling innanzitutto?
Il libro di C. Salmon ne parla come una potente arma di persuasione, una tecnica dal potere indubbiamente manipolatorio. Potrebbe sembrarvi l'ultimo grido dei pubblicitari (e in effetti lo è), ma prima di appioppare etichette negative cerchiamo di scoprire un po' di quello che c'è dietro e di trovare altri risvolti.
Cominciamo dai bambini.
Le storie sono assolutamente centrali per l'apprendimento nei primi anni di vita, perchè i bambini hanno bisogno di una forma narrativa per organizzare le loro esperienze e la loro conoscenza del mondo. Come tutti noi avremo sperimentato, i piccoli non sono ancora in grado di gestire teorie astratte con relazioni di cause ed effetto, invece ricordano bene le storie e hanno bisogno di ripeterle molte volte. La ripetizione, anzichè noia, da' loro un senso rassicurante di prevedibilità (mentre il mondo degli adulti è da loro percepito come estremamente complesso e imprevedibile), e in questo contesto sicuro da' la possibilità di approfondire ogni volta nuovi dettagli, quindi di imparare.
Insomma, una cosa importante da sapere è che se i bambini non si fanno una loro raffigurazione narrativa di idee, fatti, persone, sentimenti, difficilmente assimileranno un concetto.
Ma io trovo che la capacità di inserire idee, fatti, persone, sentimenti, in un contesto narrativo sia assolutamente centrale anche per noi adulti. Bombardati come siamo da informazioni e comunicazioni di ogni genere e di ogni provenienza, quelle che ci restano "appiccicate" e che magari raccontiamo volentieri ai nostri amici sono solo le storie che abbiamo ritenuto più interessanti e che hanno toccato in noi delle corde speciali.
E qui veniamo al secondo punto: le emozioni (chi mi segue da un po' sa che questo è un argomento che mi è molto caro). Gli studi sull'intelligenza emotiva hanno ormai dimostrato che l'apprendimento che avviene attraverso i centri emozionali del cervello richiede uno sforzo maggiore ma poi ha effetti molto più duraturi di quello che attiva solo le parti logiche/cognitive. Inoltre questo tipo di apprendimento è possibile a qualsiasi età. Anche attraverso dei traumi, che attivano la voglia di cambiamento. Per esempio, da una parte nella testa ho la polvere dei tanti manuali e training che mi spiegavano come gestire un gruppo di lavoro, dall'altra ho la storia del mio primo confronto (disastroso) con un gruppo di lavoro e gli insegnamenti vivissimi di quella esperienza. E come ho assimilato quegli insegnamenti? Raccontandomi la mia storia, la mia visione degli eventi e del loro significato, proprio come fa una mamma quando disinfetta una sbucciatura e racconta come un bambino che correva in bicicletta ha imparato la relazione tra il freno e la curva.
Anche il mondo della comunicazione aziendale dovrebbe abbracciare questo pensiero: i suoi immani database con numeri e dati dovrebbero trasformarsi in storie vere, con persone vere, che raccontano dell'azienda in cui lavorano, o del modo in cui un prodotto ha cambiato o migliorato la loro vita.
Per comunicare e per ricordare, occorre insomma la passione e l'entusiasmo di un bambino, e il linguaggio delle emozioni.
Ecco il significato che preferisco di Storytelling: creare storie che danno un senso emotivo alle nostre esperienze, alle nostre cose. In una parola, tornare bambini.





non ci credo, sto giusto finendo il libro di salmon... e lo trovo anche io assai interessante... per tanti motivi, anche di marketing, ma non solo.
Rispondi al commentosì, il libro di salmon è veramente una miniera di idee, anche se l'approccio è abbastanza orientato alla comunicazione manipolatoria. comunque è molto incoraggiante il fatto che anche in italia inizi ad esserci una sensibilità sul tema dello storytelling
Rispondi al commentotutta la nostra memoria e la nostra autocoscienza, la nostra progettualità si basa sul modo in cui ci raccontiamo delle storie.
Rispondi al commentola comunicazione politica e il marketing hanno spesso usato il racconto in termini manipolatori.
ma noi possiamo a nostra volta raccontare un'altra storia, quella che vorremmo vedere realizzata...
Carissime,
Rispondi al commentolo spunto è ricco e interessante, mi colpisce molto in questa fase dellla mia vita in cui vorrei riprendere tutti i coccetti sparsi che la compongono e farne una composizione o una storia tutta nuova. Detto queesto, fattori come il tempo e la stanchezza mi impediscono di imbastirne la trama (e questo è male) ma confido nei prossimi spunti ... :-)
volevo poi fare i complimenti a questo nuovo spazio virtuale per le aziende e i consumatori. ho letto il manifesto e mi è piaciuto moltissimo, lo trovo azzeccato e attuale. e qui svelo un arcano. sono stata una delle prime consumatrici dell'equo solidale e per anni ho scelto cosa comprare in base a una mia personale analisi dei dati offerti dalla guida al consumatore.
ma non sono una "cattiva spaccavetrine" per cui se c'è un tavolo attorno a cui sedersi e chiacchierare, aziene e consumatori, tutti proiettati al futuro e non con i colli girati all'indietro... eccomi, ci sono! quanti caffè porto?
un caro in bocca al lupo per il proseguimento
silvietta
Grazie perchè ci date una visione personale e diversa dello storytelling, mi piace molto la definizione di "ricomposizione creativa" di Piattini, e l'idea della responsabilità personale nel creare la nostra storia, non quella di qualcun altro. @Silvietta, grazie per i complimenti, ti sei iscritta? :)
Rispondi al commentoAvendo partecipato 2 settimane fa al convegno sullo storytelling insieme a Giuliana, è chiaro che questo argomento mi attira. Sono una narratrice, nel senso che mi piace raccontare e inventare storie, ma anche una promotrice, nel senso che provo soddisfazione nel consigliare alla gente prodotti con cui mi sono trovata bene. Come promuovo i prodotti in cui credo? Proprio attraverso le storie, quelle più adatte a raccontare come quel prodotto ha migliorato la mia vita. E dire che ai colloqui da commerciale sono sempre stata scartata... ;-)
Rispondi al commentoArgomento affascinante. Da quando sono mamma - pochissimo!- ho scoperto di avere una fantasia notevole, soprattutto nell'inventare canzoni per fare addormentare il mio piccolo. E ogni volta riemergono ricordi della mia infanzia che avevo riposto in quei famosi "cassettini" del mio cervello...
Rispondi al commentoscusate l'intromissione, mi occorrerebbe una bibliografia che parli di storytelling ma con i bambini, qualcuno sa indicarmene una? GRAZIE
Rispondi al commentoscusate l'intromissione, mi occorrerebbe una bibliografia che parli di storytelling ma con i bambini, qualcuno sa indicarmene una? GRAZIE
Rispondi al commentoCiao Mic, il tuo commento è benvenuto, ma spiegati meglio: cosa intendi per storytelling CON i bambini? inventare storie per i bambini o far inventare storie ai bambini...? così vediamo se possiamo aiutarti. Ciao!
Rispondi al commento@Mic, La Grammatica della fantasia di G. Rodari è uno dei riferimenti più importanti per iniziare una ricerca bibliografica. Per quanto riguarda i materiali vari, prova a cercare su Filastrocche.it , c'è una miniera :)
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