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PARLARE ALLA TESTA E PARLARE AL CUORE

9-Novembre-2009 | Autore: Flavia Rubino
Argomento: Comunicazione

In un lunedì piovoso che svolge pienamente la sua funzione di lunedì (cioè farti riflettere sul lavoro che c'è da fare mentre ancora indugi in un certo languore malinconico) , sto pensando, collegandomi allo storytelling, ai diversi possibili stili di comunicazione. Essendo presente in rete con un sito e la sua pagina Facebook (oltre a vari altri social network) mi trovo a sperimentarne diversi a seconda dei contesti e dei bisogni. Premetto che sono d'accordissimo con l'assunto di base per cui se le persone non reagiscono come ci aspetteremmo a quello che diciamo il problema sta in noi che non comunichiamo bene (ma in parte anche nel fatto che, per fortuna, non tutto va come "ci aspetteremmo", e anzi le cose più interessanti le impariamo così).

Come si racconta una storia in 30" di video, in 140 caratteri, in uno "stato di FaceBook" (addirittura, sì!), in un post che si faccia leggere e commentare da molti, in 10 minuti di discorso a un pubblico? Ci sono due dimensioni distinte secondo me, che partono da (e arrivano a) testacuore: la chiarezza del messaggio, condizione imprescindibile per essere capiti, e la sua empatia, necessaria invece per generare una reazione in chi ti ascolta. E di una cosa sono abbastanza certa: quando parlo solo con la testa posso anche essere chiarissimo, ma non è sufficiente. La cosa si ferma lì, nel senso che le onde che creo rimangono come un'increspatura sulla superficie del mare, che rientra velocemente nella sua normalità. Ma quando riesco a toccare le emozioni vere, l'onda acquista ampiezza e frequenza, parte dal profondo, e in alcuni casi assume la potenza di uno tsunami. Ho notato che, negli incontri personali, nelle presentazioni, e così anche nel web, le persone reagiscono se stimolate con qualcosa di veramente divertente, o con qualcosa di profondamente empatico, dove per empatico intendo la capacità fondamentale di noi esseri umani di immedesimarci negli altri, cogliere e ri-esprimere i loro stati d'animo in modo immediato e nuovo (è uno dei meccanismi dello humour, che infatti è una forma importante di creatività e di intelligenza emotiva).
 
Prendiamo un paio di esempi: quando scrivo annunci relativi ad attività e iniziative del mio sito, la gente si limita a registrare (ma è una registrazione veloce e superficiale, non destinata quindi a durare a lungo). Ma quando racconto una storia su di me e come mi sento, è molto diverso: percepisco subito la partecipazione emotiva degli altri, dimostrata dal fatto che hanno a loro volta qualcosa da dirmi. Quando lancio una discussione su un prodotto, le sue caratteristiche e la sua qualità, posso fermarmi agli aspetti cerebrali: la qualità dei materiali, la cura nella preparazione, la bontà o la durata nel tempo. Ma come Giuliana ha raccontato qui, non dovrei solo rispondere a domande, dovrei ispirare storie. Un esempio molto carino di storytelling su un prodotto artigianale lo stiamo sperimentando in questo Blog Cafè, un luogo dove periodicamente invitiamo le persone a scrivere su un argomento, e vi cito per esempio un paio di post come questo e questo. O ancora questo, il mio preferito, un piccolo capolavoro di narrazione in flashback. Leggeteli: io, anche se fossi una bravissima copywriter, non avrei mai potuto scrivere una storia così, perchè non avrei avuto lo stesso patrimonio emotivo di ricordi e sensazioni, cosa che una community invece mette insieme, molto rapidamente, come in una grotta del tesoro. Il copywriter, per mestiere, può attingere solo al suo tesoro personale, oppure inventare.
 
Un'ultima cosa su cui riflettevo: in passato ho girato molte pubblicità che cercavano di stimolare reazioni emotive, ma usando emozioni negative: il senso di colpa in primis (se non fai così ti si romperà la lavatrice, solo se usi questo sei una brava mamma), oppure la paura (alcune categorie sembrano dover far leva solo su quello: la sicurezza stradale, le campagne contro il fumo). Magari le vendite si impennano per un periodo e poi tornano dov'erano prima, magari la testa registra il messaggio, ma il cuore non partecipa perchè di emozioni negative, diciamocelo, ne abbiamo già piena la vita. Non che il management non lo sappia: vede i dati di immagine che ti dicono che il brand è affidabile, serio e competente, ma...freddo, o antipatico. E sa che dovrebbe girare quelle emozioni da negative in positive, ma come si fa? E non si rischia così di distruggerne l'identità di un brand? E' molto difficile. 
Confido molto nell'intelligenza collettiva per compiti del genere.
 
 

ps Un aspetto che meriterebbe una trattazione a parte è la gradevolezza nonchè correttezza della FORMA del messaggio. Per esempio, lo so di essere fissata, ma qualcuno potrebbe dire al PM responsabile del formaggino Mio che "rich in calcium" in italiano si dice "ricco DI", e non quell'obbrobrio di "ricco IN calcio" che vedo già da troppo tempo sulla confezione?

Tag: Storytelling Comunicazione web 2.0 marketing 2.0
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COMMENTI
8 commenti per Parlare alla testa e parlare al cuore


Ciao Flavia, è stato il mio Simone oggi a farmi riflettere sul tuo articolo.Tutto è nato dopo aver seguito durante la pappa l'ennesima pubblicità..mio figlio, come tanti, resta ipnotizzato davanti agli spot e io a dire la verità, approfitto con gioia di quei momenti per connettere ..e cosi ti faccio una domanda che potrà sembrare sciocca: come mai le aziende non prendono veramente in considerazione le preferenze del pubblico? Per spiegarmi meglio: l'auditel dice che noi telespettatori ci appassioniamo ai cosiddetti people show..la regina incontrastata è la De Filippi, poi vengono i pacchi di Affari tuoi, etc..Questo significa, a proposito di empatia e di cuore , che a noi emozionano le storie vere, di gente vera ...e allora perchè proporci sempre questi spot ben confezionati che al di là del sapiente montaggio o della musica che tocca il cuore, non arrivano a colpire me telespettatrice..ad. esempio, ultimamente Original Marines ha mandato in onda un bel quadretto familiare ma finto, perchè non farlo con una famiglia vera? la Barilla ha scelto la nostra grande Mina per raccontare le storie della famiglia italiana, ma perchè l'azienda ogni tanto non scende in mezzo a noi e ci racconta quel che accade andando in giro per l'Italia?Tu che ne pensi?
 
Scritto da: leti - 10/11/2009 18:29:46Rispondi al commento
 
 
 
E' una bella domanda ed e' un discorso complesso... Molte pubblicita' hanno cominciato a introdurre l'immagine e la storia delle persone vere. Per altre, il quadretto idilliaco rimane un'immagine del brand, magari parte della sua storia e dei suoi valori, e aggiornarlo e' un'operazione difficile e rischiosa. E poi c'e' il famoso meccanismo "aspirational" cioe' mi identifico non nei personaggi che vedo, ma nel desiderio che per me rappresentano. In questo pero', i consumatori credono sempre meno, mentre chiedono sempre di più'. Comunque quello che vediamo in tv e' un conto, mentre il web e' un canale molto diverso, con altri stili di comunicazione molto più' diretti e informali, e di questo si dovra' tenere conto! Ciao!
 
Scritto da: Flavia TTV - 10/11/2009 23:15:21Rispondi al commento
Url: http://www.thetalkingvillage.it  
 
 
 
qualche altra riflessione sparsa.. in realtà il post non parlava necessariamente di pubblicità, ma il commento sì. Una prima riflessione forte che si sta facendo da parte degli utenti è sull'uso distorto e irreale del corpo, soprattutto femminile, verso un concetto più realistico di bellezza del corpo anche con tutte le sue imperfezioni.
Un altro pensiero è che un certo pubblico televisivo preferisca alcuni programmi non tanto per empatizzare ed emozionarsi ma per il gusto di giudicare gli affari altrui e assistere alle risse, e mi auguro sinceramente che chi scrive storie per la pubblicità o per il web non segua questa strada.
 
Scritto da: Flavia TTV - 11/11/2009 10:24:57Rispondi al commento
Url: http://www.thetalkingvillage.it  
 
 
 
Mi è venuto in mente questo post, oggi, leggendo quest'altro di un noto fumettista:
http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2009/11/a-cosa-servono-le-storie.html

Paola
 
Scritto da: Paola - 12/11/2009 12:19:01Rispondi al commento
Url: http://www.controgliasilinido.com  
 
 
 
se è perchè ti ho dato qualche piccola risposta alla domanda "a cosa servono le storie" ..grazie Paola! e' una domanda enorme.


>> Mi è venuto in mente questo post, oggi, leggendo quest'altro di un noto fumettista: >
http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2009/11/a-cosa-servono-le-storie.html>
>
Paola
 
Scritto da: Flavia TTV - 12/11/2009 12:41:57Rispondi al commento
Url: http://www.thetalkingvillage.it  
 
 
 
sì, proprio così! :-)

ps ma come mai non ti fai sentire da un po' su Linkedin?
stiamo "coagulando" proposte, mi manca un po' di sana polemica con te :-)))
p.

>> se è perchè ti ho dato qualche piccola risposta alla domanda
 
Scritto da: Paola - 17/11/2009 11:08:31Rispondi al commento
Url: http://www.controgliasilinido.com  
 
 
 
@Paola
:))

>> sì, proprio così! :-)>
>
ps ma come mai non ti fai sentire da un po' su Linkedin? >
stiamo
 
Scritto da: Flavia TTV - 17/11/2009 16:03:25Rispondi al commento
Url: http://www.thetalkingvillage.it  
 
 
 
PS: un panorama sull'advertising partecipativo è stato curato da Luca Conti per il Sole24ore: http://lucaconti.nova100.ilsole24ore.com/2009/11/cara-azienda-ti-scrivo.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Nova100+%28Nova100%29&utm_content=Twitter
 
Scritto da: Paola - 20/11/2009 09:18:04Rispondi al commento
Url: http://calamityjane.splinder.com  
 
 
 

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