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Su #BattleRoyale e L'esperienza… social

Battle Royale
Su #BattleRoyale e l'esperienza... social

Spente le luci della ribalta, rientrata poi nel frullatore dei treni e dei progetti, riesco finalmente a fermare qualche considerazione.

#Battle Royale è un format molto ambizioso e innovativo, ideato da Sqcuola di Blog per fare formazione, spettacolo e divulgazione del Social Media Marketing.

Come raccontavo qui, sono stata molto onorata di partecipare alla prima edizione in qualità di Coach e, il giorno dopo, anche come testimone di come la Conversazione nel web abbia dato una direzione completamente nuova alla mia vita e alla mia professionalità.

Ne esco con molte lezioni apprese (mi rendo conto di quanto sia difficile far percepire l’umiltà in alcuni contesti supervisibili e supercompetitivi, ma ne ho da parte una scorta)  e un’impennata fantastica di networking professionale e personale (tradotto = ho conosciuto un sacco di bella gente!!).

E’ un mondo nuovo, questo, ancora ben lontano da un approccio sistematico. C’è ancora tantissima strada da fare. Le strategie e le esecuzioni si confondono troppo spesso nell’esposizione! Considerando che il marketing tradizionale “di massa” ci ha messo quaranta-cinquant’anni  per scrivere la sua bibbia delle buone pratiche (e io avevo di fronte uno dei massimi autori di questa bibbia: la signora Procter & Gamble, nonché mia prima maestra, capite il feeling…) dare un piccolo contributo per distillare un buon senso di social marketing  in mezzo a tonnellate di idee in libertà è stato un po’ come versare una goccia (di Lenor concentrato, si intende) in un mare. L’obiettivo di SDB però resta valido: non può e non deve essere un far west, ma una professionalità disciplinata e riconosciuta.

I background delle persone nel settore sono molti e diversi, così come lo sono gli approcci delle aziende. La flessibilità del social marketer sta nel produrre progetti sostenibili secondo le persone, i processi, gli standard e la vita reale di business con cui si confronta, allo stesso tempo rimanendo rigoroso. Consideriamo anche che la maggior parte dei clienti non ha un’idea precisa  di cosa vuole (obiettivi specifici: il primo requisito di un buon  brief, quello -sì- da scrivere insieme) oppure ce l’ha, come P&G in questo caso, ma ha bisogno di capire quali scelte fare per raggiungerli -e lì si gioca appunto il tuo ruolo di consulente strategico.

I giganti hanno processi decisionali molto diversi dall’immediatezza del piccolo imprenditore. Riempiono report e documenti per svariati livelli di management, li fanno approvare prima di potersi muovere, li passano poi  a un’agenzia, aspettano che l’agenzia produca delle idee e nel mentre la pressano, poi la massacrano in diretta, oppure la amano, ma il capo massacra loro allo step successivo, allora riempiono nuovi documenti, e via che ricomincia la giostra. “Non è frustrante?” mi chiedeva Veronicala mattina a colazione, tra una chiacchiera e l’altra. Certo che lo è! Ma come diceva, anzi twittava, Luisa (di Barilla): “è come fare un figlio, solo se l’hai vissuto lo puoi capire”.

Alla fine una sola squadra ha vinto, quella di Erreà, e a loro vanno i nostri vivissimi complimenti. Tutte le altre non hanno affatto perso: hanno fatto un’esperienza che rimarrà. Devo quindi, oltre che un saluto affettuoso a Rudy e a Marco con cui ho condiviso l’onore del coaching, un ringraziamento enorme agli allievi della fantastica ClasseIV che con me hanno speso tantissime energie e idee, e a P&G che ci ha “consegnato” una sfida e una pagina bianca su cui scrivere. La qualità del lavoro di questi ragazzi è stata apprezzata moltissimo là dove doveva arrivare, cioè da P&G stessa, e questa è una grande gratifica per noi.

A loro, ma anche a tutti gli altri nuovi amici che ho conosciuto, sono dedicati i miei “learning” conditi da molti sorrisi: è stato un gioco,  mai prendersi troppo sul serio!

(p.s. ciò non toglie che dopo la serata della “battaglia” persa per tre like, stavo per dire due paroline a un passante maleducato e odiosamente aggressivo, in strada a Parma. Non ci sono riuscita, era andato ormai e  fuori  dalla mia portata. Menomale. Meglio chiudere con uno spritz in compagnia che con una rissa)

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