La Trama Lucente: inno alla creatività

un abbondantissimo banchetto, con una gran quantita’ di portate, quando mi aspettavo un buffet in piedi.
Questa e’ l impressione che mi ha lasciato “La trama lucente” di Annamaria Testa, militante e attivista della creativita’ in tutte le sue espressioni. immaginavo una creativita’ declinata soprattutto nelle forme della comunicazione, ma ho avuto ben piu’ di questo. Ho scoperto un saggio ricchissimo, molto utile per chi si propone di stimolare interazioni creative tra le persone, che spazia dalla psicologia alle tante teorie che hanno cercato di spiegare la creativita’, gli esperimenti, le biografie di uomini e donne che ci hanno lasciato invenzioni e grandi idee, fino ai fattori personali, famigliari, ambientali che favoriscono le capacita’ creative, e ai tanti tentativi di misurarle. Per scoprire che non esiste una sola mappa ma una trama estremamente complessa (come il funzionamento del nostro cervello) di cui ogni tanto possiamo isolare e seguire un filo. insomma non c’e’ una sola creativita’, cosicome non esiste una sola intelligenza: c’e’ quella analitica, quella emotiva, quella relazionale, e cosivia.
Attivista e militante della creativita’ non sono termini scelti a caso ecco infatti la conclusione del libro:

“È forse il momento giusto perchè ciascuno di noi, oltre a diffondere cio’ che sa, si proponga di imparare ogni giorno qualcosa di quello che non sa, connettendo dati nuovi per produrre nuove idee. E accettando, con questo, il rischio di dover modificare la trama che definisce il suo paesaggio mentale. si e’ un esplicito invito a una militanza del sapere.”

E’ proprio la missione che dovrebbe avere chiunque operi nel Web. Poiche le tecnologie rendono obsolete le nostre conoscenze sempre piu’ velocemente, diventa fondamentale imparare ad imparare.
Molto interessante l’analisi dei tratti caratteristici delle personalita’ piu’ creative: piu’ che individui sono “moltitudini” che contengono estremi contraddittori, possono essere sia introversi che estroversi, sia brillanti che ingenui, non rispettano gli stereotipi di genere (le donne sono piu’ aggressive della media, gli uomini piu’ sensibili). Hanno grandi quantita’ di energia, autonomia, flessibilita’, grinta, e un rapporto intenso con il proprio lavoro e lo stato mentale in cui lo svolgono: sono estremamente coinvolti ma capaci di farsi domande, di essere obiettivi e critici sui risultati, di imparare dagli errori. Tra i tratti negativi invece: orgoglio, fragilita’, arroganza, ostilita’.
Gli ingredienti indispensabili per un approccio creativo alla vita? Ecco la mia sintesi (molto personale), frutto delle riflessioni che faccio gia’ da un po’ e che hanno trovato nuove conferme e prospettive nel saggio della Testa:
– intesa come produzione di idee, la creativita’ non e’ un’improvvisa, miracolosa illuminazione, ma e’ un processo che passa attraverso un continuo apprendimento, l acquisizione di molteplici esperienze e schemi, per poi essere capaci di trovare punti di contatto e ricomporre gli schemi in modo nuovo. Ecco perche’ e’ importante cercare delle situazioni e delle esperienze che sfidano continuamente i nostri limiti interiori, fare uno sforzo per provare qualcosa che non si e’ mai fatto prima, giocare con i pensieri – cambiandoli quando sono diventati automatici.

– La storia delle grandi scoperte o invenzioni e’ piena di coincidenze fortunate, ma il caso favorisce la mente preparata, disse L. Pasteur: aiuta chi prepara il terreno tenendo sempre gli occhi e la mente aperti a nuovi stimoli. Solo la mente in grado di intuire le implicazioni di una coincidenza puo’ metterla a frutto: l’ingegnere inventore del velcro aveva l’hobby dell’alpinismo, e sperimentava condizioni in cui avrebbe rinunciato volentieri ai bottoni. Per questo quando vide i piccoli frutti che si attaccavano al pelo del suo cane e li osservo’ al microscopio…

un’idea creativa non e’ solo “originale”, ma e’ soprattutto utile, cioe’ fonte di nuovo valore per la comunita’. Bisogna rifuggire dal luogo comune che identifica la creativita’ con la sregolatezza e l’indisciplina. Al contrario, non si puo’ esprimere creativita’ se non insieme a una generosa dose di autodisciplina e perseveranza. Per rompere delle regole… bisogna prima averle studiate bene. Alcune persone producono una grande quantita’ di idee, altre pochissime, ma cosigenerative da impiegare decenni per capirne tutti gli sviluppi.

La creativita’ e’ favorita dall’intersezione di mondi diversi nel nostro cervello, come aver cambiato diversi lavori, aver assunto diversi ruoli, avere interessi multiformi, e dall’aperta interazione con persone estremamente diverse da noi per esperienza e per cultura.

– un altro mito da sfatare al giorno d’oggi, e’ quello dell’inventore geniale e solitario che lavora nel suo laboratorio. Meglio parlare di team creativi e studiare i metodi e gli stili manageriali che li mettono in condizione di produrre al meglio. Per esempio e’ dimostrato che dare a un gruppo un paio di settimane di tempo e il compito di tenere un diario delle idee produce risultati di gran lunga migliori che mettersi subito al lavoro su un problema per trovare una soluzione, con la paradossale ingiunzione: “siate creativi!”

La testardaggine e l’orientamento all’azione: la differenza tra un sognatore e un creativo sta tutta qui. Tutti abbiamo buone idee sotto la doccia, ma la differenza la fa chi, uscendo dalla doccia, comincia a fare dei piani per realizzarle, e procede attraverso studi e tentativi.
Come genitori, educatori di piccole menti creative, e come diffusori di idee nel Web abbiamo il compito di promuovere la creativita’ come pratica costante e deliberata dell’indipendenza di spirito.
infine una nota sul nostro paese e sulla nostra resposabilita’ sociale.
Bisogna diffondere la cultura e le risorse della creativita’. Gli indicatori mostrano un’italia vergognosamente agli ultimi posti della classifica dei paesi sviluppati. Facciamo invece un balzo in avanti sorprendente in termini di effettiva produzione creativa: proprio perche’ tra le risorse individuali (persone e imprese innovative) e quelle ambientali (educazione, infrastrutture, spesa per la ricerca) esiste un gap enorme, tutto da colmare.

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