Alessi e la Formula della Bellezza

miniature2-2009Lo scorso Natale mi sono fatta un piccolo regalo comprando una miniatura Alessi, quella che vedete qui accanto. Essendo appassionata – anzi, posso dirlo: fanatica – delle dinamiche mentali delle decisioni d’acquisto, ho cominciato a chiedermi cosa mai mi avesse spinto a passare davanti a quella vetrina, passare oltre, tornare indietro, fermarmi, ammirare a lungo quegli oggetti , e infine entrare per spendere una piccola somma per qualcosa dal valore funzionale assolutamente nullo. La risposta l’ho trovata subito dopo nel libretto (anch’esso in miniatura) che accompagnava la minicaffettiera. Scrive Alberto Alessi:

“Siamo consapevoli del fatto che la gente compra le nostre caffettiere e i nostri bollitori non solo perché deve preparare il caffè o far bollire l’acqua ma soprattutto per una serie di altri motivi che hanno a che fare con il suo immaginario. Non vogliamo negare naturalmente il Valore Funzionale o Valore d’uso che si suppone coincidere con la stessa ragion d’essere degli oggetti, quella che ne giustifica l’esistenza. Ma è doveroso puntualizzare che nella nostra società altri valori sono altrettanto importanti quando si deve spiegare l’esistenza degli oggetti che ci circondano. Gli oggetti sono diventati il canale principale attraverso il quale comunichiamo agli altri il nostro status e la nostra personalità. Il possesso e l uso degli oggetti equivale ad uno scambio di significati sociali e culturali , cioè ce ne serviamo come di segni per comunicare i valori che abbiamo fatto nostri e che desideriamo ci caratterizzino. I sociologi parlano a questo proposito di Valore di Status o di Stile (un simbolo di status e’ un Rolex d’oro, che suggerisce le condizioni economiche di chi lo indossa; un simbolo di stile e’ una caffettiera di Aldo Rossi, che può essere intesa come segno di sensibilità culturale).
Ma non è tutto: esiste un altro valore, che possiamo definire il Valore Poetico. L’esperienza di lavoro in Alessi infatti ci ha insegnato che le persone si servono degli oggetti anche per tentare di soddisfare un profondo desiderio nascosto di Arte e Poesia. Un bisogno che l’industria di produzione di grande serie non ha ancora ben capito. Queste riflessioni servono come introduzione alla nostra collezione di miniature che raccoglie alcuni classici della produzione degli ultimi sessant’anni e si rivolge al pubblico dei collezionisti offrendo la possibilità di completare, con un notevole risparmio di spazio e denaro, la loro raccolta privata di oggetti veri.”

miniature_pagina_01Dunque sono stata spinta da un bisogno profondo di Arte e di Poesia? Un desiderio che razionalmente mi appariva così inutile? Eppure, mentre di un Rolex posso tranquillamente fare a meno, quell’oggettino dalle forme così gradevoli lo volevo assolutamente davanti agli occhi a casa mia. Qualcosa dovrà pur significare.

In un’intervista per McKinsey Quarterly, Alberto Alessi spiega inoltre il processo di innovazione adottato dalla compagnia. Metà delle innovazioni nascono da un regolare product brief dell’azienda ai designer, ma un’altra metà nasce dall intuizione spontanea dei designer stessi, che propongono le loro idee. “Prima di iniziare un dipinto Picasso non si chiedeva “a quale target potenziale sarà indirizzato questo dipinto?”, ma usava la propria sensibilità ed intuizione per toccare il cuore degli altri.”

Il successo duraturo di Alessi si spiega di più con l’intuizione artistica o la ricerca? Creatività o metodo? Entrambi, in realtà. L’esperienza ha determinato in Alessi quella che un po’ ironicamente viene chiamata La Formula, che si applica ai prototipi e serve a calcolare il potenziale di successo di un prodotto una volta introdotto nel mercato (ma Alessi preferisce parlare di sogni dei consumatori e non di mercato).

La Formula è basata su quattro parametri: il primo, detto SMi (sensazione, memoria, immaginazione) misura la capacita’ di creare una relazione tra l’oggetto e l’individuo, in pratica la capacità di generare una reazione di desiderio del tipo “oh, ma che bell’ oggetto!?” (ecco, proprio quella che ho avuto io).

Il secondo si riferisce ai valori, cioè all’uso che le persone possono fare dell’oggetto per comunicare agli altri la propria personalità (l’ho messo in bella vista sulla cappa della cucina); infine i parametri periferici sono la funzione e il prezzo, e ciascuno di essi ha cinque livelli.

Naturalmente anche i flop servono ad un’azienda come Alessi: servono a percepire i confini, che non sono tracciati con chiarezza. Mentre le organizzazioni strutturate e basate su produzioni di massa devono tenersi il più lontano possibile dai rischi, il destino di chi opera all’avanguardia è di vivere il più vicino possibile al confine, là dove si possono esplorare aree totalmente nuove.

Tutte queste lezioni apprese dalla miniatura di una caffettiera!

3 commenti
  1. Giuliana
    Giuliana dice:

    la miniatura è quella della foto in alto o di quella a metà?
    la caffettiera in alto ce l’ho, e sì, l’ho comprata esattamente perché avevo voglia di vederla nella mia cucina (tra l’altro il caffè non è esattamente la cosa fa meglio ;).

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    • Luisa
      Luisa dice:

      Clono il commento di Giuliana. Anche io ho quella macchinetta ma il caffè non viene buono. Al di là di questo credo che per quanto ci si possa lasciar ispirare dai sogni dei consumatori (e vendere questo messaggio), non si possa prescindere dai sogni del mercato, soprattutti se l’azienda ha degli obiettivi di volume. L’osservazione delle tendenze e l’anticipazione di queste è fondamentale per proporre la cosa giusta al momento giusto. Il valore poetico è al solito il valore aggiunto chiamato in modo più romantico e, se è questo che ci regala un oggetto, ben venga. A me personalmente come consumatrice piace il valore culturale, la ricerca, lo studio, la creatività, l’impegno di chi ci sta dietro, che sia di una creativa freelance che fa pezzi unici o di Apple.

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